quanto l’Italia è bella

MONTAGNANA

MOTTA AEniana ovvero LA CITTA’ MURATA

di Lucio MARTINELLI

Quante volte nei nostri spostamenti siamo passati, distrattamente, in prossimità di un luogo che, viceversa, avrebbe meritato tutta la nostra attenzione?

Sarebbe stata sufficiente una piccola deviazione dall’itinerario per scoprire una località di cui non immaginavamo nemmeno l’esistenza. Nella rubrica on line “Quanto è bella l’Italia”, porto ogni volta l’attenzione su un sito straordinario tra quelli di cui è ricco il nostro Paese. Abbiamo un patrimonio di bellezze naturali ed artistiche inestimabile, che però non sempre sappiamo preservare e promuovere.

Spesso sono proprio i turisti stranieri a scoprire prima di noi i nostri tesori.

In occasione di un mio viaggio in Spagna ho avuto modo di visitare l’incredibile città “murata” di Avila, nota in tutto il mondo sia per la Santa Teresa (di Avila) sia per il merito che hanno nostri amici spagnoli di saper conservare le vestigia del passato e di ben propagandarle all’estero.

In questa occasione, mi sono ricordato che anche nel nostro bel Paese esistono delle città murate. Tuttavia, non è facile trovarne una quasi intatta come Montagnana, una splendida cittadina del padovano.

Ho avuto il piacere di apprezzarla nel 2004 e ne conservo ancora oggi uno splendido ricordo. Voglio presentarla ai lettori di questa mia rubrica attraverso una visita virtuale basata soprattutto sulle immagini da me scattate.

Nella fotografia aerea che segue, presa da internet, quasi tridimensionale, si distingue molto bene l’integrità della intera cinta muraria che racchiude il borgo medioevale di Montagnana, sulla quale svettano 24 torri e due castelli, opposti fra loro, a protezione dei due ingressi principali: la Rocca degli Alberi in primo piano, il Castello di San Zeno sul lato opposto.

Questa fotografia, presa in prestito da internet, la ripeterò anche in seguito da diverse angolazioni, perché è molto importante per descrivere e per apprezzare ciò che man mano si vede sul “terreno”. Serve ad inquadrare le singole opere nel contesto cittadino e nella organizzazione complessiva della sua difesa.

Guardatela con attenzione perché è molto bella e fornisce una panoramica della visita che ci accingiamo a compiere.

Il Borgo murato della città di Montagnana. Sono ben visibili le porte con i castelli di protezione. (Foto da internet).

Cartina topografica con la posizione di Montagnana.

Prima di visitare insieme questo gioiello, che è uno dei più insigni e meglio conservati esempi di architettura militare medioevale italiana, propongo una

riflessione e, subito dopo, un breve inquadramento storico-topografico sulle origini della città.

La riflessione riguarda il metodo con il quale compiere la visita di un qualsiasi Monumento, Castello, Borgo antico, ecc.. Gli Evangelisti iniziano sempre la narrazione di un particolare episodio della vita di Gesù con le parole “in quel tempo”. Anche il visitatore che osserva un’opera del passato deve riflettere sul perché “in quel tempo” sia stato realizzato ciò che ora lui sta guardando. Quale era il suo scopo? Sarà più facile apprezzare e capire appieno il valore storico ed architettonico dell’opera e della sua funzione. E questa riflessione è d’obbligo quando si visitano siti con ingenti vestigia di tipo militare come fortificazioni e castelli.

La storia della zona ha inizio forse 3000 anni fa, quando una catastrofica alluvione devastava il triveneto. Il territorio rimaneva per secoli una immensa palude, aumentando così la difesa dalle incursioni dei vicini e da quelle barbariche. Il toponimo Motta AEniana, che ha dato origine all’attuale nome della città, deriva da Motta, cioè il termine con il quale erano identificati i villaggi fortificati, creati in epoca romana, unito a quello della via Annia, che adduceva ad Este dopo essersi staccata dalla via Augusta: Montagnana era il nome che i romani avevano dato, nel 300 a.C., a questo tipico insediamento.

Dopo la dissoluzione dell’impero romano (589), le continue invasioni degli ungari indussero l’impero bizantino, insediato a Verona e Ravenna, a costituire una linea difensiva lungo il corso dell’Adige, creando dei sistemi fortificati nel solco di pianura tra i Lessini, i Berici e i Colli Euganei, negli ex possedimenti romani di Cologna Veneta, Montagnana ed Este. Montagnana diventò un “castrum”, cioè un complesso fortificato di ragguardevole dimensione posto a protezione dei villaggi circostanti. Gli abitanti dovevano provvedere alla sua manutenzione e al servizio militare per la difesa dell’intera comunità.

Ezzelino III da Romano, detto il Tiranno (1194-1252), signore della Marca Trevigiana, dopo aver preso e incendiata Montagnana nel 1242, le cui mura erano in legno e protette da cespugli spinosi, fece costruire un apparato difensivo in muratura adeguato all’epoca. Il Castello di San Zeno (in particolare il mastio), è certamente opera sua.

La cinta muraria e tutte le fortificazioni che oggi possiamo ammirare furono portate a termine dai “da Carrara”, signori padovani, nella prima metà del 1300. Lo scopo era difendere il proprio territorio poiché era incuneato in mezzo a quelli degli Scaligeri e dei veneziani. Montagnana, nel Medio Evo, ha avuto molti “padroni”: gli Obertenghi di Toscana e per un breve periodo è stata anche un “libero Comune”. Subito dopo è passata agli Ezzelini, poi agli Este, ai da Carrara e agli Scaligeri fino al 1405, anno nel quale Montagnana finiva sotto il dominio di Venezia e vi rimaneva fino alla scomparsa della Serenissima. Entrata a far parte del Lombardo Veneto, è diventata italiana dopo la Terza Guerra di Indipendenza.

Possiamo ora iniziare la visita alla città, ma prima è bene dare un ulteriore sguardo d’insieme a Montagnana, con l’aiuto di una seconda fotografia aerea, presa da internet.

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La cinta muraria racchiude, in un quadrilatero irregolare, un’area di 24 ettari, dalle dimensioni variabili da 300 a 600 metri. Il suo perimetro è di circa due chilometri. Le mura circoscrivono il Borgo, gli ingressi carrai e pedonali. I muri, in robusti mattoni di grosse dimensioni, hanno uno spessore di circa un metro, con un’altezza variabile compresa tra 6,5 e 8 metri. Sono coronati sulla sommità da merli di tipo guelfo, un tempo coperti da ventole in legno per aumentare la protezione dei difensori, con feritoie disposte sui camminamenti di ronda. Ricordo che il merlo guelfo è pieno e pressoché rettangolare. Quello ghibellino, più snello, termina a coda di rondine. Per aumentare l’efficacia difensiva, furono edificate 24 torri perimetrali, di tipo e altezza variabile fra i 17 e i 19 metri. Sporgono dalla cinta muraria, distanziate tra loro di 60 metri. Il loro compito era: assicurare la difesa frontale e laterale del muro, fornendo concorso alle due fortificazioni a guardia delle porte maggiori.

Il vallo esterno, dove un tempo c’era un fossato profondo più di 4 metri, oggi è un prato verde di 35-40 metri di larghezza.

Le fotografie che seguono mostrano alcuni tratti delle mura esterne, compresa una immagine in cui si può vedere una parte del vallo parzialmente allagato. Dà l’idea di come poteva essere, un tempo, il fossato di protezione esterno.

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Parte della cinta muraria di sud-est.

Parte della cinta muraria di nord-ovest.

Una bella immagine panoramica della cinta muraria, con un passaggio pedonale nelle mura.

Le immagini appena viste non penso siano da commentare: parlano da sole. Hanno lo scopo di far vedere la differenza esistente tra le torri quadrate e quelle esagonali. Quest’ultime sono più alte (19 metri) e sono disposte a difesa dei settori più delicati della cinta. Si percepisce dall’aspetto, come le mura siano state costruite in modo molto solido. Sono arrivate quasi integre ai nostri giorni!

Torri quadrate.

Queste due fotografie, mostrano la differenza tra le torri e la larghezza del fossato.

In un tratto di mura la prospettiva fa sembrare le torri più ravvicinate.

Parte della cinta muraria allagata, anche se il fossato non è addossato alle mura e ha poca profondità. La fotografia, permette di vedere meglio la merlatura guelfa e le feritoie nelle torri. Notare quelle disposte sui lati, per consentire il tiro di fiancheggiamento a protezione del muro.

Il fossato era allagato dalle acque del fiume Frassine, appositamente deviato a mezzo di un canale con alte sponde chiamato il Fiumicello. Anche le due strutture difensive più importanti: il Castello di San Zeno e la Rocca degli Alberi, che vedremo tra poco, erano circondate da un fossato perimetrale, che le isolava dalla città, superabile a mezzo di ponti levatoi. E’ opportuno aggiungere che il terreno attiguo a Montagnana, fino al 1500, era paludoso o con plaghe facilmente inondabili. Inoltre, come difesa avanzata, c’erano quattro torri perimetrali, esterne alle mura, dette Bertesche o Bastie, costruite in legno. Si conosce dov’era la loro posizione all’epoca ma purtroppo non esistono più. Quanto sopra, per sottolineare che Montagnana, in epoca medievale, non era facilmente attaccabile o assediare, sia per le difese naturali sia per quelle create dall’uomo. Era la chiave della frontiera padovana verso ovest. Non fu mai espugnata, dopo la costruzione della cinta muraria. La situazione cambiò quando entrarono in gioco le artiglierie d’assedio.

All’interno delle mura ci sono degli architravi (detti fornici) per sostenere i camminamenti di ronda. Gli incavi erano utilizzati per le “canipe”, cioè dei magazzini in legno per le vettovaglie, di cui si possono notare ancora oggi gli attacchi per fissare le armature al muro.

L’interno delle mura con gli incavi per le canipe.

Le torri a più piani erano coperte da un tetto spiovente in legno per proteggere e dissimulare la piazzola dove era sistemata una macchina da lancio. Erano del tipo “scudate”, ovvero non avevano una parete interna in modo che il nemico, se le avesse espugnate, non poteva impiegarle contro i difensori. Disponevano di magazzini, armerie ed alloggiamenti per la guarnigione. All’interno della cinta c’era tutt’attorno una fascia coltivabile, priva di costruzioni, detta “pomerio”. Serviva per fronteggiare i lunghi assedi. Oggi è la stradina perimetrale interna della cinta muraria.

Il pomerio è oggi la stradina che costeggia l’interno delle mura.

Dall’esterno, l’osservazione della “città murata” è facilitata da lunghi viali perimetrali, che consentono di vedere anche i campanili e le torri più alte che svettano sulla struttura.

Ed ora guardiamo insieme i due Castelli e le porte maggiori e minori sulla cinta muraria, servendoci sempre delle immagini che ho scattato durante la mia visita del 2004.

Il Castello di San Zeno.

Prende il nome dalla adiacente Chiesa dedicata al Santo. La struttura che oggi possiamo ammirare risale per la maggior parte al XIII secolo, cioè all’epoca successiva alla distruzione e all’incendio di Montagnana ad opera di Ezzelino III, quando il “tiranno” diede un nuovo assetto difensivo alla città mediante fortificazioni in muratura al posto delle preesistenti in legno. La pianta del Castello è rettangolare e misura 46 x 25 metri. Ha un ampio cortile interno e fino all’inizio del XIX secolo era ancora circondato da un fossato che lo isolava sul lato città. La struttura era dotata di più torri ma attualmente ne restano solo due, più il possente mastio alto 40 metri. Il compito del Castello era proteggere l’accesso al Borgo da est, ovvero da Padova. E’ stato in parte ristrutturato durante il dominio veneziano e poi dagli austriaci. Il ponte levatoio sul fossato consentiva l’ingresso alla città attraverso il cortile interno. Sembra, tuttavia, che l’ingresso sia stato successivamente spostato sul lato sud del Castello, per essere maggiormente protetto dal mastio, così come lo vediamo oggi. Sotto la Serenissima, il Castello di San Zeno era anche un deposito per la canapa, prodotta in zona, fibra preziosa per le vele ed il cordame dell’arsenale veneziano.

Castello di San Zeno.

Il Castello non perse la funzione di dimora per una guarnigione militare anche durante la dominazione austriaca. Nel Regno d’Italia, la conservò fino alla fine della Prima Guerra Mondiale.

Nelle fotografie si nota la costruzione in mattoni davanti alla porta circolare, forse il primitivo accesso, poi spostato. In corrispondenza del ponte in muratura c’era quello levatoio, protetto da un bastione.

Pianta del Castello di San Zeno. R: rivellino. M: Mastio. C: mura cittadine

Nella pianta si vede chiaramente il doppio rivellino (esterno e interno), il Mastio che li sovrasta, il passaggio protetto tra i rivellini e il recinto fortificato. Si accedeva alla città attraverso due ponti levatoi. Il primo, esterno per la provenienze da Padova. Il secondo per entrare in città dopo i controlli delle sentinelle. Ai lati del recinto ci sono ancora due torri quadrate.

Gli abitanti di Montagnana lo chiamano comunemente il Castello di Ezzelino perché fu lui a decretarne la costruzione dopo aver messo a ferro e fuoco la città. L’accesso esterno è chiamato Porta Padova.

La foto che segue è ancora una immagine del Castello di San Zeno, presa da maggiore distanza, che consente di inquadrarlo meglio nel contesto della cinta muraria perimetrale di Montagnana.

Il Castello di San Zeno, con il tratto di cinta muraria che si congiunge alla struttura fortificata.

La Rocca degli Alberi.

E’ una struttura difensiva molto diversa dalla precedente ed è corretto chiamarla Rocca e non Castello. Aveva il compito di difendere l’accesso alla città da ovest, ovvero dal veronese. Ha un aspetto imponente ed articolato. Si unisce alla cinta muraria nella parte occidentale. E’ stata costruita dai Carraresi nel 1360-1362, con un compito esclusivamente militare.

Ha conservato la sua funzione di ingresso al Borgo ancora oggi.

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Una bella veduta panoramica della Rocca degli Alberi nell’insieme della cinta muraria di cui fa parte integrante.

Pianta e sezione della Rocca degli alberi.

La fortificazione a protezione della porta, considerata la più vulnerabile, è talmente articolata da poter essere considerata un Castello autonomo. Il lungo passaggio è fiancheggiato da una doppia torre e preceduto da due rivellini sviluppati in lunghezza. Un tempo il rivellino esterno verso Verona era a sua volta protetto da una fortificazione oggi scomparsa.

La Rocca aveva una mansione “dissuasiva” anche nei confronti degli Scaligeri, che “minacciavano” Montagnana dal vicino Castello di Bevilacqua.

L’ingresso fortificato era (ed è) difeso da un contrafforte in muratura ad archi, un vero ponte costruito sul fossato e l’accesso alla Rocca avveniva attraverso due ponti levatoi in legno sulla parte allagata, che in questo punto era particolarmente ampia. I due accessi erano inoltre protetti da saracinesche che sbarravano gli ingressi all’androne di transito, dominato da due torri. La Rocca era tutta circondata da un fossato; pertanto per accedere al Borgo bisognava superare altri due ponti levatoi. Dalla torre più alta, così come dal mastio di San Zeno, si potevano avvistare i nemici provenienti da Padova e da Verona.

La Rocca degli Alberi. Si possono notare i particolari appena descritti.

Le fotografie che seguono mostrano la Rocca degli Alberi presa da diverse angolazioni per meglio apprezzare la sua struttura e immaginare quelle parti difensive essenziali che oggi, purtroppo, non esistono più (fossato, ponti levatoi, saracinesche metalliche, ecc.). Altre foto, rimpicciolite, portano l’attenzione sulle torri, sulla merlatura e sulle feritoie.

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In queste immagini si notano: la torre di seconda difesa dell’accesso, una visione laterale dell’insieme, la merlatura guelfa, la porta.

La Rocca degli Alberi di fronte. Si vedono i punti di ancoraggio del ponte levatoio.

L’ultima immagine, presa da internet, mostra la Rocca degli Alberi in occasione di una manifestazione storica sul lato ovest della città murata (notare le tende medievali nel fossato). Si vede anche come la moderna Montagnana si sia sviluppata esclusivamente al di fuori delle mura esterne al Borgo, per salvaguardare il suo storico aspetto urbano.

La Rocca degli Alberi in questa fotografia, presa da internet, ostenta il ruolo difensivo che aveva nel Medio Evo, a protezione del lato ovest della cinta muraria.

Dopo aver brevemente esaminato le principali opere poste a difesa dei maggiori ingressi al Borgo, vediamo qualche fotografia delle entrate minori, sia antiche sia recenti, create per agevolare la circolazione pedonale e, oggi, quella delle autovetture.

Mentre entravo nel Borgo per completare la mia visita, osservavo con sgomento il traffico automobilistico che si svolgeva davanti ai miei occhi. Mi sembrava anacronistico e irreale, soprattutto perché quelle porte, per secoli, erano state attraversate solo da cavalli e cavalieri nelle loro scintillanti armature. Le auto sembravano “profanare” un luogo dove il tempo si era fermato. Gli ingressi principali per accedere al Borgo sono: la Rocca degli Alberi e il Castello di San Zeno. Ce ne sono altri, come la Porta XX settembre, agevole anche per le auto. Consiglio il Castello in caso di parcheggio all’esterno; altrimenti la Rocca.

Come si può ben immaginare posteggiare in Montagnana non è facile!

La piazza dall’ingresso dal Castello di San Zeno, con l’Ufficio Turistico.

Automobili che entrano dalla Porta XX settembre, detta anche Porta dell’Orologio.

Porta XX settembre, con i due archi e l’orologio al centro.

Come si vede, l’orologio c’è anche nella parte interna della porta.

Un ingresso nella cinta in corrispondenza di una torre.

Per completare la visita non resta che entrare nel tessuto urbano di Montagnana.

Il Borgo

E’ ricco di sorprese, lasciateci in maggior parte dal Medio Evo, dal Rinascimento e dal XIX secolo. E’ uno dei Borghi più belli d’Italia e come tale è stato riconosciuto dal Touring Club Italiano che lo ha premiato con la bandiera arancione.

La piazzetta antistante.

Panorama del Borgo. Il campanile è quello della Chiesa di San Zeno.

Il panorama è stato fotografato da questa torre.

Villa Pisani. Un bel palazzo della fine del 1600, esterno alla cinta, vicino a porta Padova.

La strada principale che conduce alla piazza del Duomo, detta piazza Maggiore, è via Matteotti, fiancheggiata da bellissimi palazzi del sei-settecento. Da questa via si dipartono strade laterali più piccole, con edifici di minore importanza ma ugualmente caratteristici.

La bellissima Piazza Maggiore.

La piazza è vasta ed è movimentata dal Duomo (1431-1502) in posizione obliqua rispetto alla pianta ortogonale dell’intera città, che conferisce un carattere di eccezionalità e di particolarità a questo Borgo già di per se straordinario.

La piazza Maggiore è il cuore sociale di Montagnana. Oltre al Duomo, che vedremo subito dopo, è contornata da bellissimi palazzi. Voglio mostrare singolarmente almeno i più importanti. L’artistico edificio del Monte di Pietà è il primo sulla destra appena ci si immette nella piazza. Lo stile è un misto tra il veneziano e il rinascimentale. È databile metà 1600.

Il Monte di Pietà, con il suo bel porticato e il leone di Venezia, sulla torretta.

Il palazzo settecentesco Magnavi n-Foratti in stile gotico-veneziano.

Del 1700 è il palazzo Magnavin-Foratti, in stile gotico veneziano, in particolare per i grandi camini. E’ stato la residenza della moglie del condottiero Erasmo da Narni. La fotografia mostra il posizionamento nella piazza dei due edifici.

L’angolo della piazza Maggiore con i due palazzi appena citati.

L’ingresso nella piazza Maggiore da via Matteotti, dopo essere entrati da San Zeno. Il mastio del Castello è visibile sul fondo.

Una volta nella piazza, l’attenzione si concentra sul Duomo. Eretto tra il 1431 e il 1502, sui resti di una precedente Chiesa romanica del XII secolo, si protende in modo asimmetrico nella piazza, quasi a voler sottolineare il già notevole impianto scenografico. E’ dedicato a Santa Maria Assunta. La facciata è imponente ma semplice nello stesso tempo. Vi si individuano elementi gotici e rinascimentali. Il portale, in stile classico, è attribuito al Sansovino. Il grande orologio ha solo la lancetta delle ore.

La piazza, Il Duomo e la statua di Vitorio Emanuele II.

Una curiosità: la statua di Vittorio Emanuele II nella piazza, eretta nel 1881, ha sostituito quella preesistente raffigurante il Leone di Venezia, abbattuta da Napoleone. Sulla piazza si affacciano belle vetrine di negozi che conservano ancora oggi caratteristiche architettoniche medioevali all’interno.

Il Duomo, la facciata, il portale, l’orologio con la lancetta delle ore.

La navata centrale del Duomo.

All’interno del Duomo si possono ammirare dipinti come la “Trasfigurazione” di Paolo Veronese, tre quadri di Giovanni Buonconsiglio, risalenti al XVI secolo e la grande opera riproducente la “Battaglia di Lepanto” per celebrare la vittoria della flotta cristiana su quella turca. Alle pareti ci sono altri pregevoli quadri, come la “Giuditta” e il “David”, certamente opere del Giorgione.

Montagnana non finisce con la piazza Maggiore. Altre strade, come via Carrarese, consentono di vedere il palazzo del Municipio, realizzato dall’architetto veronese Sammicheli nel 1532 e la Chiesa tardo romanica di San Francesco, con l’annesso Monastero delle Clarisse. Da non perdere sono anche le stradine perimetrali che permettono di vedere da vicino come è stata realizzata la cinta muraria interna e le opere che ad essa erano collegate.

Molto belli da percorrere sono anche i viali perimetrali esterni che consentono una panoramica dell’intera cinta muraria e dei vari ingressi al Borgo. Ancora una curiosità: Montagnana è chiamata anche Borgo Nuovo anche se in realtà si tratta di un insediamento molto antico, risalente forse all’età del bronzo e fortificata in epoca romana a protezione della via Emilia Altinate.

La visita virtuale termina qui. Montagnana, credetemi, è una vera parentesi medioevale che tutti dovrebbero vivere almeno per un giorno. L’intero Borgo si può visitare in poco tempo, mentre le fortificazioni vanno viste senza “fretta”.

Concludo con un’altra bella immagine aerea della città, presa da internet, per ammirare ancora una volta la bella “città murata” di Montagnana.

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Montagnana, in una altra suggestiva ripresa dal cielo.

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