DAL LEVANTE AL MEDIO ORIENTE:

GLI  STATI  FITTIZI  CREATI  DALL ’ OCCIDENTE”

 

SINTESI DELLA CONFERENZA   DEL 10  MARZO  2017  -  PRESSO  LA  BANCA  FINNAT  (PALAZZO ALTIERI)  IN ROMA

 

 

 

di Lucio Martinelli.

 

 

 “A Parigi, per porre fine alla guerra sono riusciti a combinare una pace per porre fine alla pace”. Con queste profetiche parole, un qualificato osservatore della Conferenza di Pace, durata ben due anni (18/01/1919-21/01/1921), commentava la chiusura dei lavori svolti dai plenipotenziari delle nazioni vincitrici della 1^ GM, stigmatizzando il caos e il malcontento generale, primo fra tutti quello dei nuovi stati arabi costruiti a tavolino da Francia e Gran Bretagna sul Levante storico sottratto all’Impero ottomano.

 

 

In realtà questa regione, da quattro secoli in mano agli ottomani, circa tre anni prima della fine della guerra, era stata già segretamente lottizzata da due diplomatici, l’inglese Mark Sykes e il francese George Picot che l’avevano divisa in due zone di influenza, una zona blu per la Francia e una rossa per la Gran Bretagna, tracciando semplicemente una “linea dritta” di spartizione (vds. cartina) da Akko a Kirkuk. L’Accordo, approvato dai due governi, veniva firmato il 16 maggio del 1916.

 

Ancor prima di conoscere le sorti del conflitto, quella di Sykes e Picot non è stata comunque l’unica intesa segreta tra Gran Bretagna e Francia. Il Levante era importante non solo per la gestione delle operazioni militari ma soprattutto per la possibilità di sfruttamento delle sue risorse energetiche, particolarmente appetite da Gran Bretagna e Francia. Quest’ultima, inoltre, mirava al controllo del bacino orientale del Mediterraneo, dopo essersi assicurato quello occidentale con la colonizzazione di parte del Marocco, dell’Algeria e della Tunisia. Il Governo britannico attraverso la sua sede diplomatica al Cairo, svolgeva una intensa campagna diplomatica per convincere l’emiro dello Hijaz, Hussein ibn ‘Ali della tribù degli Hashimiti e suo figlio Feysal ad organizzare una rivolta araba per lottare contro i turchi accanto alle forze inglesi del Gen. Allenby. Questo Accordo è noto come le “lettere Mac Mahon-Hussein” in quanto si realizzava con dispacci, accompagnati da cospicue somme in denaro. Alcuni di questi furono recapitati dal Tenente dell’Arab Bureau Edward Thomas Lawrence, meglio conosciuto in seguito come Lawrence d’Arabia. Nelle lettere la Gran Bretagna prometteva all’emiro la costituzione di uno Stato arabo nel Levante da assegnare a Feysal. Londra temeva di essere preceduta dalla Francia, che aveva fatto identiche promesse agli Hascemiti. Quasi contemporaneamente (1917), il Governo inglese prometteva al sionismo ebraico, la costituzione di un focolare in Palestina. Questo impegno era la ricompensa allo scienziato ebreo Chaim Weizmann che aveva scoperto un metodo rivoluzionario per la produzione della cordite, un esplosivo a bassa fumosità. Questa Promessa, nota come la “Dichiarazione di Balfour”, dal nome del Ministro degli Esteri britannico, era completamente disattesa nel 1922, nonostante fosse stata approvata da Francia, Italia e Stati Uniti e da un accordo bilaterale tra Feysal e Weizmann, firmato il 19 gennaio 1919, nel quale gli arabi riconoscevano agli ebrei la legittimità di una Patria in Palestina basata sul reciproco rispetto delle identità e delle religioni. La “dichiarazione di Balfour”, pertanto era approvata anche dai palestinesi. La Gran Bretagna, con il White Paper, meglio conosciuto come il “Memorandum Churchill”, al contrario, si rimangiava tutto quanto aveva promesso guerra durante. Questo “volta faccia” britannico, unito alla mancata realizzazione di uno stato arabo indipendente, era la miccia della destabilizzazione in Palestina e dell’acceso antagonismo arabo-ebreo. All’epoca, l’occidente, ha perso forse l’unica occasione pacifica per risolvere la questione arabo-palestinese. Questa responsabilità ricade su tutte le Nazioni che sedettero al tavolo di negoziati di Parigi, soprattutto perché la “dichiarazione di Balfour” era stata approvata da tutti i governi delle potenze vincitrici.

Appena ricevuto il Mandato dalla Società delle Nazioni di curare il progresso e la civilizzazione delle popolazioni già soggette all’Impero Ottomano, Gran Bretagna e Francia iniziavano a creare “a tavolino” degli stati arabi che ancora oggi stentano a diventare nazioni. Sulla carta geografica che individuava soltanto i confini di quello che era stato l’Impero ottomano nel Levante, si sovrapponeva la carta delle antiche regioni storiche e bibliche e su questa si tracciavano dei confini artificiali ed arbitrari che non tenevano in alcun conto “chi” rinchiudevano dentro. Gran Bretagna e Francia erano convinte di poter modificare il mondo musulmano dalle sue fondamenta ma non tenevano in alcun conto nemmeno la ripartizione fatta per quattro secoli dalla Sublime Porta di Costantinopoli. Il Levante era stato diviso in province (Wilayets) che tenevano conto delle specificità delle popolazioni che abitavano la storica “Mezzaluna Fertile” e le aree limitrofe. Infatti, poiché queste genti non erano coese, i gruppi etnici e religiosi vivevano in prevalenza separati, specie nelle grandi città, dove occupavano zone e quartieri diversi.

La Mesopotamia, nella sua quasi interezza, diventava l’Iraq, la Transgiordania poi Giordania nel 1949, la Palestina biblica si frazionava tra arabi ed ebrei. Questi gli stati concepiti dalla Gran Bretagna, che vi imponeva amministrazioni di tipo monarchico. La Siria e il Monte Libano, poi Libano, erano le nazioni inventate dalla Francia, che creava forme amministrative repubblicane. Dalla Conferenza di Parigi nessun provvedimento era preso per il Kurdistan. La fiera popolazione curda veniva ripartita tra Turchia, Iraq, Iran, Armenia e Azerbaigian con tutte le disastrose conseguenze future che subirà questo popolo reietto.

In sostanza, queste due Potenze coloniali, hanno di fatto inventato la regione che oggi si chiama Medio Oriente, denominazione che ufficialmente è entrata nello scenario politico internazionale il 5 gennaio del 1957, ad opera del Presidente americano Eisenhower, l’anno successivo alla crisi di Suez.

E’ la regione del mondo che con il suo perenne stato di disordine e di violenza da circa settanta anni, mostra palesemente la irriducibile ostilità dei popoli islamici che lo abitano verso tutto ciò che è occidentale.

L'attuale Medio Oriente è il risultato della superficialità con la quale le potenze vincitrici dell’Impero ottomano l'hanno disegnato su delle “mappe storiche”, tracciando frontiere di stati che non hanno tenuto in alcun conto chi inglobavano dentro. Al termine dei mandati (1946-48), l’instabilità dell’intero Medio Oriente è diventata esplosiva, in particolare nell’area israelo-palestinese, situazione che sembra non avere vie d’uscita. Tutte le sanguinose campagne militari, indette dai leader che si sono succeduti nello scenario mondiale dal 1948 in avanti, con lo scopo di rimediare agli errori commessi a Parigi tra il 1919 e 1922, anziché sanare la situazione di caos l’hanno, al contrario, notevolmente aggravata fomentando ancor più l’odio contro l’occidente che, da tempo, sta pagando le sue colpe con il sangue in casa propria. Gli errori commessi quasi un secolo fa da statisti che non conoscevano usi, costumi, mentalità e soprattutto la religiosità dei popoli arabi, hanno innescato una lotta terroristica senza confini che condotta attraverso l’alibi del Jihād (guerra santa) spesso dissimula sete di potere e di rivalsa.