Nella I Parte di questo articolo è stata descritta l’ascesa dell’Impero Ottomano che, nel 1520, era esteso fino ai confini con l’Austria e comprendeva, oltre all’attuale Medio Oriente, l’Africa settentrionale, l’Anatolia e il sud est dell’Europa (Balcani e Caucaso).

Ad eccezione di una parte della penisola arabica, del Sudan e del Marocco, tutti i paesi di lingua araba erano inglobati nell’Impero, che raggiungeva il suo apogeo con Solimano II.

Il turco era la lingua amministrativa e militare mentre le norme giuridiche erano in arabo.

La guida e il controllo della religione era affidata ad una élite di dottori di origine mista.

L’impero era sostanzialmente uno stato burocratico, che governava delle regioni storiche dissimili attraverso un’unica struttura amministrativa e fiscale.

Era, però, la grande testimonianza dell’universalità dell’Islām.

Preservava la Legge religiosa, proteggeva i confini e le città sante
dell’Arabia, organizzava i pellegrinaggi e sviluppava una cultura turco-araba.

Era un impero multiconfessionale poiché concedeva uno status giuridico, sia pure inferiore a quello dei musulmani, alle comunità ebraiche e cristiane.

Solo ai musulmani, infatti, era consentito accedere alle cariche governative e militari, salvo rarissime eccezioni.

Per molti secoli, e per tutta la durata del Medio Evo europeo l’Islām, arabo e turco ottomano, è stato all’avanguardia della civiltà umana e nelle conquiste territoriali.

C’è voluto circa un millennio di lotte tra cristiani e musulmani, dalla battaglia di Poitiers (732), dove i paladini di Carlo Martello arginarono la prima invasione araba in Europa, a quella di Zenta (1697) vinta da Eugenio di Savoia sui turchi, per scrivere la parola “fine” ai piani ambiziosi dei sultani ottomani sul Vecchio Continente.