A R T I C O  E   A N T A R T I D E

ovvero

GLI OPPOSTI INTERESSI CONVERGENTI

 

nuovi interessi per le ricerche scientifiche maturate, forse, da una geopolitica che oramai comprende anche le regioni all’estremità del mondo, quelle che sembravano più lontane dai clamori della storia di questi giorni, ma che sembrano avvicinarsi.

 

In un saggio pubblicato sul n. 4/2015 diInformazioni della Difesasi descrive l’interesse crescente dei paesi-guida del mondo verso l’ ARTICO: lo sguardo sempre più attento della geopolitica del III Millennio ha motivazioni di carattere certamente economico, in particolare dovuto alle maggiori richieste di sfruttamento di risorse energetiche, ma anche per utilizzare quelle aree di estreme condizioni climatiche come laboratori di ricerche scientifiche e di sperimentazioni ancora non compiute. 

LARTICO, sembra rappresentare, in un prossimo futuro, che forse è già oggi, la “Sommità di un triangolo geoeconomico avente per vertici USA, Russia ed Europa,..” che “…sembra destinata, nel prossimo futuro, ad alimentare un Gran Gioco”.

Lo studio di Gianluca Sardellone, analista strategico ericercatore della LUISS (l’Università romana della Confindustria), del CEMISS (Centro Militare Studi Strategici) eLimes ( l’arcinota rivista di geopolitica diretta da Lucio Caracciolo),attualmente collaboratore di Europa 2010 on line) merita particolare attenzione e pizzofalconepresterà particolare attenzione agli argomenti trattati in altra edizione

Ma non solo il Grande ed Estremo Nord.

Anche l’ANTARTIDE.

 Infatti, nello stesso numero della rivista della Difesa, viene anticipata, in data 30 ottobre scorso (2015), la partecipazione delle Forze Armate Italiane alla XXXI Campagna Antartica Estiva d una missione che si tiene in Antartide dove verrà riaperta la base “Mario Zucchelli, una stazione scientifica che prende il nome dal suo fondatore. La Stazione Mario Zucchelli, prima conosciuta come BTN (Baia Terra Nova), è una base scientifica italiana attiva in Antartide dal 1985:

il nome della base è stato assegnato allo scienziato Mario Zucchelli che è stato alla guida del ProgetAntartide dell’ ENEA, e che è scomparso nel 2003.

 Sembrerebbe però che tale iniziativa sia stata del Consorzio per l’attuazione del PNRA C.s.r.l. che, in breve, è nota come Spedizione Scientifica Nazionale in Antartide, attiva infatti da 31 anni, la cui programmazione è articolata secondo tematiche di ricerca interdisciplinari ed è definita dalla Commissione Scientifica Nazionale per l’Antartide (CSNA).

 

Logo di ItaliaAntartide

 

La Difesa, segno reale della partecipazione dell’Istituzione alla spedizione scientifica in sinergia con Enti di rilievo internazionale, invia annualmente 24 addetti alle varie attività di propria competenza e il numero complessivo del personale scientifico e di supporto logistico arriverà a circa 200 addetti. L’Antartide è la regione del mondo più fredda, con temperature che vanno dai 0°C ai -35°C, con venti che sfiorano i 300 km/h. in condizioni di luce di 24 ore al giorno.

Le ricerche e gli esperimenti riguarderanno studi sulla biodiversità, sull’adattamento degli organismi in condizioni climatiche estreme, scienza della Terra, glacialità, monitoraggio dei sistemi di rivelamento meteo-climatici, astronomici e geofisici.

Proprio il 13 marzo, è tornata il Capitano medico Letizia Valentino, alla sua ennesima missione estero, dopo tre in Afghanistan con i Parà del Col Moschin, ha assistito la spedizione scientifica fra i ghiacci del Polo Sud.

 

 

Il Cap. Letizia Valentino in Antartide

 Disidratazione a temperature sotto zero, e quindi perdita di peso, oltre a problemi di astemia, vomito e dissenteria sono i particolari effetti della vita in zone dalle temperature glaciali: queste le assistenze sanitarie che hanno impegnato il Cap. Valentino e certamente sarebbe interessante poter avere un suo racconto di queste esperienze nuove rispetto alle precedenti, meno guerra con i fuochi d’arma e più guerra con i freddi del cielo, nel sud più profondo che c’è.

 Questa notizia non può che essere accolta con soddisfazione, visto il contesto scientifico in cui si dovrà svolgere e per i risultati che certamente otterrà.

 Intanto si registra un’altra avventura al questo vero sud.La spedizione Bove, intitolata al famoso esploratore Giacomo Bove, è datata 1976, cioè 10 anni prima; di seguito se ne traccerà un po’ di storia ed il progetto “eroico” che la vorrà far rinascere). 

Nello stesso tempo, rivolgendo lo sguardo verso altre “fucine di ricercatori”, ci siamo imbattuti, quasi casualmente in un progetto analogoche, per quanto sia di investimento di risorse assai più modesto e certamente accessibile (pochissime migliaia di euro), è decisamente meritevole di sostegno per un suo riconoscimento.

Non solo perché dedicato ad una storia assolutamente prestigiosa della scienza italiana, ma anche, e forse soprattutto, perché riscoperto, reinventato e rinnovato con l’entusiasmo di un giovane studioso, interessato solo alla tutela di un pizzico di storia italiana, che, rileggendo la Nostra Storia di pionieri ha coinvolto appassionati studiosi, giovani e meno giovani, cerca di rivitalizzare una tradizione 40ennale!,manifestando lodevoleimpegno scientifico,senza fanfare e senza clamori.Forse per questo non sufficientemente esaminato. Oppure, e sarebbe non auspicabile, ignorato. Ma tant’è.!

Riuscirà questo servizio alla rilettura di tanto “entusiasmo concreto e non aleatorio”?

E’ chiedere troppo?

 

 

 

 

  

IL PROGETTO CHE VUOL FAR RINASCERE

 

IL PRIMO CAMPO BASE ITALIANO

 

IN ANTARTIDE“IL CONTINENTE DI GHIACCIO”  

 

image5

 

LA STAZIONE GIACOMO BOVEDI RENATO CEPPARO

 

 

 

 

di Julius Fabbri

 

NOTA DELLA REDAZIONE: l’autore del progetto, lo stesso Julius Fabbri che scrive questa presentazione, già Allievo della Nunziatella, è docente di Scienze a Trieste, geofisico, radioamatore e, con pregressa esperienza in Pakistan ed Antartide, intende sviluppare “un motore di studi e di ricerche”per consentire ad una delle più prestigiose istituzioni scolastiche italiane di esser presente anche nel Continente di Ghiaccio. 

 TRIESTE. Il 13/11/1975 la Motonave C. Colombo salpò da Trieste con il materiale per costruire la prima base in Antartide, realizzata da Renato Cepparo (1916-2007) e dedicata a Giacomo Bove (1852-1887).  

Perché questi nomi.

GIACOMO BOVE. 

Frequentata l’ Accademia Navale di Genova, conseguì nel 1872 il grado di guardiamarina di prima classe. Nel 1873, partecipò a numerose crociere nelle Indie Orientali e questo lo fece entrarenel mondo delle esplorazioni. Che lo portò a progettare un’esplorazione in Antartide nel 1880.

Giacomo Bove 

Intanto, sempre spinto dalla sua passione per la ricerca di mondi inesplorati, parte alla crociera nelle acque delle Indie orientali, visitando i principali porti della Cina e del Giappone, le isole Filippine e l’isola di Borneo, e rientrando in Italia nel marzo 1874. Partecipò nel settembre 1877, in qualità di idrografo alla spedizione della “Vega”, che, dalla Svezia doveva raggiungere l’Oceano Pacifico, attraverso il Mare di Siberia, per risolvere il problema del passaggio di Nord-Est, cioè di un passaggio che dal nord dell’Europa e dell’Asia portasse al Pacifico attraverso il Mare Artico, passaggio di grande importanza non soltanto ai fini scientifici, ma anche economici, per la valorizzazione della Siberia.

La sua passione per l’esplorazione di mondi lontani, lo studio verso i costumi locali e la loro rilevanza dal punto di vista non solo culturale ma anche sociale ed economico lo portarono a continui progetti e viaggi verso l’altra metà del globo. Dal 1880 il B. lanciò l’idea di una spedizione italiana nelle regioni antartiche, che prevedeva un periodo di permanenza nel Mare Antartico, con due sverni. Nel dicembre 1880, fu promossa una spedizione più modesta, con il compito di studiare la parte meridionale della Patagonia, l’Isola degli Stati e la Terra del Fuoco, soprattutto dal punto di vista economico.

Molti altri viaggi lo portarono in Africa e verso l’estremo sud del mondo.

Ritornò dall’Africa gravemente malato e, dimessosi da ufficiale di marina, venne nominato direttore tecnico della società di navigazione “La Veloce”.

La malattia che si aggravava ed il crescente stato di depressione lo portarono all’estremo gesto del suicidio, a Verona il 9 agosto 1887.

Oltre alle relazioni e agli studi editi, il B. lasciò numerosissimi manoscritti, che sono conservati in parte presso la Società geografica italiana e in parte nel Museo di Acqui. Valore scientifico hanno le osservazioni che egli raccolse durante il viaggio della “Vega” e quelle relative all’America meridionale; documento di un vivo interesse ai problemi economici sono i rapporti sulle missioni argentine e sul viaggio nel Congo.

Al B. furono intitolati un ghiacciaio, un monte e un fiume nella Terra del Fuoco da A. M. De Agostini, e la punta nordoccidentale dell’isola di Dickson, posta nell’Arcipelago della Vega.

 Genova 18 aprile 1909 Monumento a Giacomo Bove – Scultore Baroni

Questo è un brevissimo accenno per spiegare perché si voglia dedicare ad un uomo straordinario lo spirito di un progetto che vuol far rivivere, dopo 40 anni, una storia vera, vissuta intensamente, una storia di tempi che non ci sono più, di sognatori e di avventure.

 

Perché oggi, 40 anni dopo.

Sono i primi anni settanta, e in ambito internazionale si inizia a respirare un certo crescente interesse per le esplorazioni antartiche. I motivi sono diversi, economici, politici, strategici, scientifici. Molte nazioni si muovono, e presto iniziano a spuntare diverse basi sul suolo ghiacciato del Continente Bianco.

L’Italia per il momento resta ad osservare, anche se già da tempo si sta interessando ad esplorazioni scientifiche in Antartide.

L’imprenditore Cepparo si rende conto che il suo Paese corre il rischio di rimanere indietro in questa corsa, dove intuisce che il tempismo è fondamentale.

Si impegna personalmente nell’impresa, mettendo a disposizione un gruppo di esploratori, guidati e finanziati da lui stesso, ma dopo un inizio incoraggiante, gli eventi precipitano.

Ma…….Cepparo chi?

Renato Cepparo,

Nella biografia curata da Bruno Bocchi, RENATO CEPPARO appare uomo di molteplici interessi, dall’arte teatrale che persino lo salvò nella seconda guerra mondiale, quando prigioniero in Russia, allestì programmi teatrali nel campo prigionia. In Russia era Alpino, radiotelegrafista. Ma con questa mansione fu anche imbarcato in un sottomarino tascabile in missione nel Mar Nero. In pace, fondò anche una casa cinematografica (la Record Film) che, per la specifica attività, lo portò a conoscere il “grande Nord”, Groenlandia, Finlandia, Islanda. Fino ad appassionarsi al mondo delle esplorazioni, richiamato dal fascino dell’Antartide in particolare dopo aver letto storie che parlavano di presenze antichissime dell’uomo nel più profondo dell’Antartide. E, dopo aver anche promosso attività sportive

nel 1972 fondò la famosa gara podistica amatoriale la “stramilano

Era un tipo dinamico e con questo spirito si dedicò anima e corpo ad organizzare una spedizione in Antartide,-

A spedizione ormai avviata, la situazione internazionale si complica, soprattutto con l’Argentina che rivendica la sovranità di quelle terre, e l’Italia che tentenna, cercando di tirarsene fuori. Cepparo però, arrivato ad un passo dal compimento della sua impresa, non demorde; sfiorando un incidente diplomatico va avanti, rischiando ad un certo punto anche l’incolumità personale, e alla fine, tra mille difficoltà, il 20 gennaio 1976 nell’Isola di King George fu innalzato il tricolore nella base che Renato Cepparo volle dedicare a Giacomo Bove, e in seguito donata al governo italiano.

 

La prima base scientifica italiana in Antartide è realizzata.

 

 

Gli eventi successivi, in particolare lo smantellamento della base stessa da parte dell’esercito argentino, ed il silenzio ufficiale dell’Italia, vanno interpretati alla luce del clima generale di quegli anni e di quei giorni in particolare, quando stava scoppiando la guerra delle Falkland tra Argentina ed Inghilterra, una guerra di sovranità territoriale, proprio mentre Cepparo stava rientrando in Italia con la sua nave.

Per la stampa l’imprenditore è un eroe, ma i vertici politici italiani, se da un lato assecondano il gradimento popolare (è il loro mestiere, d’altra parte) dall’altro non apprezzano affatto l’imbarazzo diplomatico creato dall’azione di Renato Cepparo, e ancor meno l’impresa è apprezzata dai dirigenti delle istituzioni scientifiche, che evidentemente si sentono scavalcati.

E’ l’inizio del “bando”. Da allora l’imprenditore è oggetto di una vera e propria “damnatio memoriae” da parte delle “Istituzioni Antartiche Italiane”; guai a chi lo nomina, e se proprio non si può evitare di menzionarlo, sia chiaro che si sta parlando di un mezzo fuorilegge, una sorta di “pirata”, che senza il doveroso ossequio alle autorità costituite ha osato agire di propria iniziativa. Ovviamente, in questo clima, i tanti risultati ottenuti dalla spedizione di Cepparo, scientifici e sportivi, sono oggetto di severe critiche e di ingiustificate resistenze. 

L’Imprenditore ha dalla sua parte la libertà dalle pastoie burocratiche, la rapidità di azione, ed una certa disponibilità economica. Ma non cerca di mettere in vista la sua azienda, che si occupa di tutt’altro e non viene mai nominata, né cerca gloria o affermazione personale, avendo già raggiunto, ad una certa età, tutti i traguardi personali e professionali che si era prefissato. Egli cerca piuttosto un’affermazione più alta, quella del suo Paese, che persegue con uno slancio di orgoglio patriottico ormai raro da trovare. Non tutti i vertici istituzionali restano miopi di fronte all’impresa di Cepparo ed agli orizzonti che apre: l’imprenditore riceve il Cavalierato dal Presidente della Repubblica, e la medaglia d’oro al valor civile da parte del Comune di Milano, oltre ad altri importanti riconoscimenti, anche internazionali.

Ciononostante, la comunità scientifica continua con il suo atteggiamento diffidente nei confronti dell’esploratore che aveva osato precederli, creando un clima da “messa al bando”, che perdura fino ai giorni nostri, dopo trentacinque anni, e soprattutto dopo che le “Istituzioni Antartiche Italiane” si sono ormai organizzate ed hanno ottenuto il monopolio dell’attività in Antartide, escludendo ogni intervento di iniziativa privata.

Questa storia è sconosciuta ai più, e la stessa disattenzione nei confronti di Cepparo emerge nei fatti in tutta la sua evidenza, tanto da apparire come una marginalizzazione non appena si cerchi di proporre alle “Istituzioni Antartiche Italiane” qualcosa che soltanto ricordi l’esperienza pionieristica dell’imprenditore, o che addirittura ne intenda emulare l’esempio.

E qui inizia la storia del progetto “Adriantartica”.  

[Testo tratto dalla prefazione al libro che seguirà la spedizione omonima, redatta da Marzio Fabbri]

Nel 2003, partecipo alla XIX Spedizione italiana in Antartide del Programma Nazionale Ricerche in Antartide (PNRA): è durante la Missione che il dottorando apprende la storia della base, come gli viene riferito da un unico collega. In seguito, nessun altro scienziato ne riparlò ed, anzi, la totalità dei ricercatori e professori universitari con cui si sarebbe poi rapportato Fabbri, avrebbe ignorato ed ignora tuttora l’intera storia … pur realizzando ricerche in quell’area e da decenni! La Campagna antartica del 2003 segna l’inizio di una serie di circostanze molto simili ai fatti di quarant’anni fa. Su questo filone, Radio 24 trasmette il programma “Destini incrociati” ed, infatti, da dodici anni le sorti dell’industriale Cépparo si intrecciano idealmente con quelle del giovane ricercatore.

Nel 2009, la prima idea, forse troppo ambiziosa, è di realizzare una spedizione scolastica ma è stata cassata. Successivamente, il progetto si trasforma in uno scambio scolastico (progetto “Aulabianca”) tra alunni italiani ed argentini o cileni in Antartide. Successivamente il progetto d’Istituto “ItaliAntartide: Valle Italia” mira ad approfondire la storia delle esplorazioni nel Continente Bianco. Si reperiscono i primi patrocinatori ed inizia la ricerca degli sponsor. 

Nel 2010 il progetto si ingrandisce e viene formalmente costituita l’Associazione culturale AdriAntarticano profit di Trieste, Tra le prime iniziative, vengono organizzate conferenze tenute dal Direttore della base Eco-Nelson (Rep. Ceca) che viene più volte a Trieste. Si presenta il progetto alle “autorità antartiche italiane” ed incominciano le prime resistenze; si avvia un lungo coinvolgimento internazionale, si cerca la conciliazione anche in sede di delicate relazioni diplomatiche, ma l’indifferenza e l’ostilità continuano.

Sempre più motivati ad andare avanti, i soci fondatori di AdriAntarticacontinuano la raccolta dei fondi e si delinea sempre più chiaramente il programma di una spedizione in Antartide, atta realizzare un cippo commemorativo. Si opta per una missione privata. Da cinque anni lo staff direttivo si occupa dell’organizzazione e della logistica.

 

 

Julius Fabbri progettista di AdriAntartica

 

Fino al 2016, come dottore di ricerca (Ph.D. in geofisica), radioamatore (callsign IV3CCT), ha fondato l’Associazione che ha vinto la gara podistica triestina “Bavisela” come Gruppo più numeroso (record ancora imbattuto con 542 iscritti) e vengono realizzati una serie di eventi con l’obiettivo di promuovere il progetto. L’ultimo è stato quello che sta riscontrando maggior risonanza sulla stampa e presso i radioamatori di tutto il mondo: la “prima attivazione radio” del Museo Polare di Fermo (FM), nell’ambito della tredicesima “Antarctic Activity Week” del Worldwide Antarctic Program (WAP). Con l’occasione, il Ministero MISE ha assegnato il nominativo speciale internazionale II3BOVE su proposta di AdriAntartica. Durante la manifestazione, è stato commemorato il Quarantennale dalla costruzione del Campo Bove, celebrando la figura del grande imprenditore Cepparo. Il 18 marzo 1981 l’Italia aderì al Trattato Antartico, solo grazie alla determinazione, alla lungimiranza ed alla generosità dell’imprenditore milanese Renato Cepparo Quest’ultimo, da un uomo eclettico, era anche radioamatore con callsign I2VZP e, durante la spedizione del ’75-’76, trasmise con il nominativo speciale I1SR a tutta la “Ruota antartica”. In memoria di quella rete di radioamatori che consentirono i collegamenti con l’Italia, su Facebook è stato creato il gruppo “RuotAntartica” che, a distanza di 40 anni, perseguirà lo stesso obiettivo, garantendo le comunicazioni radio.

 

 

 

Julius Fabri parla del progetto

 

Gli ultimi sviluppi del progetto sono i seguenti. A livello internazionale, a detta del massimo esperto italiano in materia, “in Antartide comandano gli Americani, ma l’Inghilterra e l’Argentina [ed il Cile, ndr] difendono con determinazione le loro rivendicazioni territoriali”.

Detti Paesi applicano erroneamente lo jusescludendialios che il Trattato Antartico ha congelato. Molti altri italiani si recarono in Antartide, e questa non è la sede per menzionarli tutti,

Il prof. Marcello Manzoni, che fu tra i primi pionieri italiani ad attraversare la catena transantartica, storia rievocata dal libro e dallo spettacolo teatrale “Zingari in Antartide” e molti altri ancora.

  

Il progetto

Il fine principale della Spedizione è istituire formalmente il nuovo sito storico. L’8 aprile scadrà il termine per la presentazione della richiesta di designazione del nuovo sito da parte dell’Italia, al “Trattato Antartico” (ATCM). Verosimilmente, però, l’Italia non presenterà alcuna richiesta ma abbiamo in mente molti piani alternativi. Per perseguire l’obiettivo di riqualificare e valorizzare il sito storico, AdriAntartica, da cinque anni, si impegna nella promozione dell’omonima spedizione che avrà luogo quanto prima e che ha i obiettivi didattici, di ricerca, radioamatoriali, storici e geopolitici, come segue:

  • Avviare [non condurre, ma sarebbe auspicabile parteciparvi attivamente] una ricerca scientifica: studiare un ghiacciaio di roccia (permafrost) per valutare i cambiamenti climatici in un’area di pregio naturalistico, inesplorata anche se adiacente ad una pluralità di basi straniere che, da decenni ignorano il sito;
  • Svolgere con gli alunni, che seguiranno a distanza la spedizione, degli studi sull’ecologia, sull’inquinamento del mare e sullo smaltimento dei rifiuti in Antartide; parlare di estinzioni, vedi la grande Alca (il pinguino del Nord estinto nel 1844); dello scadere della Convenzione sullo sfruttamento dei minerali in Antartide (CRAMRA), ecc.
  • Istituire il sito storico presso l’ATCM (Trattato Antartico) con finalità torico-geografiche-geopolitiche; realizzare un cippo commemorativo e sensibilizzare il Governo italiano a varare il Decreto legislativo in materia di Antartide, obbligatorio dall’ATCM ma tuttora mancante; l’Italia, appare, ahinoi, inadempiente e fuori legge in Antartide;
  • Radiantistici: realizzare una cosiddetta “Dxpedition” per contattare il massimo numero possibile di radioamatori in Italia e nel Mondo, per celebrare l’impresa.
  • Ricostruire il cippo del 1976 con la Bandiera Tricoloree realizzare un Radiofaro (naturalmente con tutte le validazioni e autorizzazioni tecniche a livello internazionale).

 Il motto della Spedizione è:

ne nunquam iterum antarcticus tractatus violaretur, 

affinché il Trattato Antartico non sia più violato. Silvio Zavatti, infatti, era stato uno dei primi studiosi a scrivere che l’Argentina non aveva alcun diritto ad opporsi alla Spedizione di Cepparo. Il fine delle iniziative di “AdriAntartica”, comunque, è anche di rafforzare l’amicizia con il popolo argentino, senza però dimenticare il passato. Tra i principali patrocinatori, si ricordano i seguenti. Società Geografica Italiana, CAI, Università di Trieste e Milano, UNESCO (TS), decine di Regioni, Province e Comuni, Musei ed Associazioni culturali, tra cui l’Ass. Naz. Marinai d’Italia; collaborazione con Università di Graz; ecc.

 

Prossimi impegni.

L’8 maggio, a Maranzana, si terrà il ritrovo degli esploratori degli anni ’70, organizzato di concerto tra dall’Ass. culturale “Giacomo Bove e Maranzana” ns. Partner ed Adriantartica. Da anni ci seguono con trepidazione, senza nascondere la loro commozione…

Marcello Mastrocola, detto la “voce dell’Everest” e la Società Alpina delle Giulie, sezione di Trieste del Club Alpino Italiano che ha patrocinato e consentito l’avvio del progetto. Attualmente Adri Antartica cerca nuovi mecenati e valuta nuovi Sponsor/Partner che vorranno gentilmente supportare l’iniziativa. Tra questi ultimi, Navionics S.p.A. ha presentato una proposta Il logo dell’Azienda sostenitrice sarà apposto sul gommone con cui attraverseremo le ultime cinque miglia di Oceano antartico.

Allegati