GRANDE E LA GUERRA !

di Nunzio Seminara

 

Da una targa che quasi 10 anni fa, sull’altopiano di Asiago, testimonia la fedeltà all’onore dell’ Uomo Universale, oltre ogni frontiera delle idee e delle passioni, alla foto in bianco e nero delle stesse dimensioni qui riportate, scattata da un Cappellano militare nel giugno del 1917 sul Montello, mentre riprende gli ultimi istanti di un cruento scontro che ritrae un giovane ufficiale dell’ 11° Reggimento Bersaglieri al quale un fante, circondato dai suoi commilitoni, asciuga la testa insanguinata mentre questi rivolge ancora la rivoltella verso il nemico che ormai sovrasta e dilaga, nascosto fra nuvole intense, forse sono gas asfissianti. L’immagine è stata riprodotta da un pittore sconosciuto, in una tela ad olio delle dimensioni cm. 100 x 70 (proprietà privata). Nessun’altra parola.

Se non linvito alla riflessione sulla onesta e fedele ricostruzione di quei momenti che, infiniti, ancora evocano il pathos della tragedia che diventa cronaca e la freddezza di una immagine tragica che diventa pensiero e rispetto.

 

Un’altra testimonianza di una pausa goliardica di guerra, se così può dirsi, apparsa sulla stampa inglese nel 1915

 

A volte, cioè sempre, quando si fa la guerra e quando se ne parla, tutto converge soltanto nella brutalità dell’uomo contro l’uomo, conseguenza dell’altra brutalità che genera la guerra, cioè la scusa della guerra.

Perché comincia, chi la vuole, a chi interessa. E che invece chi non la vuole, chi vede lesi i suoi interessi perché viene privato dalla vita normale del lavoro, degli affetti, delle amicizie, dagli svaghi, che non ama uccidere come non desidera essere ucciso, la subisce e da essa viene umiliato, dall’essere uomo nel mondo a diventare uomo del mondo. Il mondo che nella Storia registra sempre la guerra come se fosse il motore del divenire dell’umanità. Che non spiega che riguarda le risorse che fanno camminare quel motore. Risorse della terra, risorse dei beni materiali, risorse delle energie che muovono industrie, commerci, monete.

Quale la riflessione più onesta?

E’ la difesa dei confini, la tutela dell’appartenenza, il senso del rispetto, l’esempio verso le generazioni che verranno, l’onore della propria famiglia, il rispetto delle origini, il senso del dovere, la rivendicazione dei diritti. Tutte e, ancor più, chissà quante altre motivazioni, attendono un punto interrogativo oppure un punto esclamativo.

Domande o risposte.

E sempre, quasi un monito, si inserisce, fra le domande e le risposte, la parola patria. Terra del padre. La prima lettera minuscola, se parola come le altre, Patria, quando la nomina il cuore dell’uomo, non la ragione dell’uomo. E quando il cuore degli uomini è sempre lo stesso. Quando la Patria è per tutti gli uomini la stessa “cosa”.

C’è una Patria di tutti?